ELASTOSONOGRAFIA MAMMARIA

Uno strumento utile per la diagnosi differenziale dei noduli mammari

L’elastosonografia è una metodica ecografica di ausilio alla diagnosi nei casi di noduli mammari dubbi alla mammografia ed all’ecografia tradizionale. La procedura è semplice ed indolore, essendo basata sulla compressione ritmata per pochi secondi con la sonda ecografica sull’area mammaria di interesse.

Il principio base dell'elastografia a ultrasuoni è infatti quello di applicare una stimolazione meccanica al tessuto mammario durante l’esame ecografico, una sorta di “palpazione elettronica”.

Il risultato di questa compressione viene rappresentato sullo schermo ecografico con mappe a colori che esprimono il grado di “durezza” del nodulo (in termini tecnici si parla di “strain”). Sulle mappe colorimetriche ottenute sarà poi possibile effettuare una valutazione comparativa tra la durezza del nodulo e la durezza di un tessuto di riferimento che, nel caso della mammella, è rappresentato dal tessuto adiposo. Il “grasso” mammario infatti non presenta significative variazioni di densità nel corso della vita, essendo sempre uguale a tutte le età.

La valutazione comparativa (in termini tecnici definita “strain ratio”) è espressa con  un numero che, nei noduli benigni, deve essere inferiore a 2 (il cosiddetto “cut off”). Ne deriva che tutti i noduli con strain ratio <2 sono da considerarsi benigni e quelli con valori >2 sospetti o maligni.

Video 1: elastosonografia di una nodulazione mammaria in Paziente di 45 anni. Breve compressione ritmica per indurre la deformazione nei tessuti in corso di esame ecografico.


    

Figura 2: stessa Paziente.  Pattern colorimetrico tipo III della classificazione di Ueno e “strain ratio” pari a 0.94. Parametri elastosonografici indicativi di benignità.